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LE LEUCEMIE
La leucemia è un tumore maligno dovuto ad una proliferazione incontrollata delle cellule del midollo osseo. In base alle caratteristiche cliniche ed al tipo di cellule coinvolte nel processo tumorale, le leucemie vengono così classificate:

  •  Leucemia linfatica acuta [detta anche linfoblastica acuta]      (LLA)
  •  Leucemia linfatica cronica [detta anche linfocitica cronica]      (LLC)
  •  Leucemia mieloide acuta (LMA)
  •  Leucemia mieloide cronica (LMC)

    Le leucemie acute sono malattie rapidamente progressive, nella quali si ha un accumulo di cellule immature (chiamate blasti) a livello del midollo osseo e del sangue periferico. Il midollo osseo non riesce più a produrre le normali cellule del sangue (globuli rossi, globuli bianchi, e piastrine) per cui si verifica uno stato di anemia, ossia una diminuzione dei globuli rossi, una piastrinopenia (cioè la diminuzione delle piastrine), che può portare al verificarsi di ematomi cutanei e facili sanguinamenti, ed una carenza di globuli bianchi normali, che riduce le capacità dell’organismo di combattere le infezioni.

    Le leucemie croniche hanno un decorso più lento, e sono caratterizzate dal progressivo accumularsi nel midollo osseo e nel sangue di cellule relativamente mature, in parte ancora funzionanti.

    INCIDENZA
    Complessivamente, l’incidenza delle leucemie croniche e acute è più o meno equivalente, ed in genere più elevata nell’età avanzata (più della metà dei casi si verificano dopo i 60 anni), e nei soggetti di sesso maschile (57%). In generale, la forma più comune è la leucemia mieloide acuta (2-3 casi/100.000 abitanti/anno), seguita dalla linfatica cronica (2.7 casi/100.000/anno), quindi dalla mieloide cronica (1.5 casi/100.000 abitanti/anno) e infine dalla linfoblastica acuta (1-2 casi/100.000 abitanti/anno). Nelle diverse fascie d’età, tuttavia, l’incidenza dei diversi tipi di leucemia varia considerevolemente. Nei soggetti sotto i 15 anni di età, dove le leucemie rappresentano la forma di cancro più comune, più dell’80% dei casi sono rappresentati dalla leucemia linfoblastica acuta.

    SINTOMI E SEGNI
    I sintomi e segni più comuni delle leucemie acute includono la comparsa di petecchie (piccole macchioline rosse) ed ematomi cutanei, o il verificarsi di facili sanguinamenti, come conseguenza del diminuito numero delle piastrine nel sangue; le principali conseguenze dell’anemia sono il pallore cutaneo e la facile affaticabilità; il diminuito numero di globuli bianchi normalmente funzionanti favorisce la ricorrenza di infezioni, di variabile entità. Altri possibili segni della malattia sono l’epatomegalia (ingrandimento del fegato), la splenomegalia (ingrandimento della milza), e la linfoadenopatia (ingrandimento dei linfonodi).

    CAUSE
    Le cause delle leucemie per lo più non sono note. Tuttavia alcuni fattori possono favorire l'insorgenza di leucemia. In particolare, fra questi vi sono l’esposizione cronica al benzene (sostanza contenuta nel petrolio e nelle benzine) o ai pesticidi, le radiazioni ionizzanti, e alcuni farmaci chemioterapici, utilizzati per la cura di altri tipi di tumore, come ad esempio i tumori della mammella, dell'ovaio, e del testicolo.

    DIAGNOSI
    La diagnosi di leucemia può essere sospettata con un semplice esame del sangue (emocromo), che valuta il numero e la morfologia dei globuli rossi, dei globuli bianchi e delle piastrine. Nelle leucemie acute i globuli rossi e le piastrine sono sempre diminuiti, mentre il numero dei globuli bianchi può essere sia diminuito (leucopenia) che aumentato (leucocitosi). In quest’ultimo caso, tuttavia, i globuli bianchi sono prevalentemente rappresentati da cellule immature non funzionanti (blasti). Nelle leucemie croniche, invece, l’anemia è quasi sempre presente; le piastrine sono generalmente normali o aumentate, mentre il numero dei globuli bianchi è di solito aumentato (prevalentemente rappresentato da linfociti maturi nelle leucemie linfatiche croniche, e da cellule mieloidi in vario stadio di maturazione nella leucemia mieloide cronica). La conferma della diagnosi di leucemia richiede l’analisi del midollo osseo, che a questo scopo viene prelevato nella quantità di pochi millilitri a livello della cresta iliaca (ossa del bacino) nella parte alta del gluteo, con appositi aghi. Sul midollo osseo vengono effettuate indagini particolari che comprendono l’analisi morfologica (al microscopio), l’analisi citochimica, l’immunofenotipo, l’analisi citogenetica e la biologia molecolare. L’insieme di queste indagini permette di identificare con precisione il tipo di leucemia, lo stadio della malattia, e alcune caratteristiche biologiche fondamentali per le corrette decisioni terapeutiche.

    TERAPIA E SOPRAVVIVENZA
    Lo scopo principale della terapia delle leucemie è quello di indurre uno stato di remissione di malattia, ossia di ottenere una scomparsa delle cellule leucemiche dal midollo osseo e dal sangue, con un ritorno a valori del sangue normali e la scomparsa dei sintomi correlati. Questa fase della terapia viene chiamata terapia di induzione. Ad essa vengono generalemente fatte seguire delle terapie cosiddette di mantenimento e di consolidamento, che possono essere basate sugli stessi farmaci utilizzati per l’induzione, o anche su farmaci diversi. Uno stato di remissione che si mantenga per almeno 5 anni corrisponde spesso ad una guarigione definitiva. Qualora dopo la remissione si verifichi una recidiva, ossia un ritorno della malattia, è necessario intervenire di nuovo con ulteriori e diversi trattamenti di induzione. Le terapie utilizzate per la cura delle leucemie acute sono di vario tipo, e basate essenzialemente su farmaci chemioterapici. Nelle leucemie acute si utilizzano associazioni di più farmaci, somministrati per via endovenosa in regime di ricovero ospedaliero. In particolare, la terapia della leucemia mieloide acuta si basa su combinazioni di antracicline (idarubicina o daunorubicina) o del mitoxantrone con la citarabina, cui talora si associano l’etoposide o la fludarabina. Nella linfoblastica acuta si utilizzano prevalentemente la vincristina, la ciclofosfamide, le antracicline, l’asparaginasi, e i corticosteroidi. Nelle leucemie croniche il tipo di trattamento viene deciso in base allo stadio della malattia. In generale, nella leucemia linfatica cronica si utilizzano i corticosteroidi, il clorambucil, la ciclofosfamide, e la fludarabina; recentemente, inoltre, sono divenuti disponibili alcuni anticorpi monoclonali (in particolare il rituximab e l’alemtuzumab). La terapia della leucemia mieloide cronica, fino a pochi anni fa basata essenzialemente sull’idrossiurea e sull’interferone (un farmaco classificato come regolatore della risposta biologica), è oggi profondamente cambiata grazie alla disponibilità di un farmaco ad azione mirata, l’imatinib mesylate (STI571). Questo farmaco, che si assume oralmente, a fronte di effetti collaterali inesistenti o di portata molto modesta, si è dimostrato molto efficacie per l’ottenimento di remissioni complete sia ematologiche che citogenetiche (ossia la scomparsa delle cellule portatrici di una particolare alterazione cromosomica chiamata cromosoma Philadelphia), sulla cui durata a lungo termine sono tuttora in corso numerosi studi clinici sia in America che in Europa.
    Per l’ottenimento della guarigione definitiva dalla leucemia acuta, quando possibile e quando esistano le condizioni, ci si avvale spesso di un trapianto allogenico di midollo osseo da donatore famigliare (fratello o sorella) o da donatore non consanguineo. La procedura del trapianto di midollo, infatti, effettuato durante la remissione della malattia, diminuisce in maniera sostanziale il rischio di recidiva, aumentando perciò la probabilità di guarigione definitiva. Il trapianto allogenico di midollo osseo (o di cellule staminali periferiche) rappresenta tuttora la terapia che offre le maggiori probabilità di guarigione definitiva anche per la leucemia mieloide cronica. In questa malattia, tuttavia, l’avvento dell’imatinib mesylate ha ridotto sostanziamente l’indicazione trapiantologica, che attualmente viene riservata a pazienti giovani (di età inferiore ai 40 anni) che dispongano di un donatore famigliare compatibile.
    La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi di leucemia è triplicata nel corso degli ultimi 40 anni. Attualmente infatti si registrano sopravvivenze del 60% nella leucemia linfoblastica acuta dell’adulto, e dell’85% in quella del bambino. Per la leucemia mieloide acuta, si ottengono sopravvivenze a cinque anni pari al 30% nell’adulto, e al 46% nei bambini. Per le forme croniche, sopravvivono a cinque anni il 75% dei pazienti con leucemia linfatica cronica e il 40% dei pazienti con leucemia mieloide cronica. Queste percentuali, tuttavia, sono soggette a progressivi e continui miglioramenti, e sono calcolate complessivamente in maniera indipendente dall’età dei pazienti, dal tipo di trattamento, e da altri fattori di fondamentale importanza prognostica. Infatti, la sopravvivenza di un adulto (di età inferiore a 60 anni) affetto da leucemia mieloide acuta, in cui sia possibile completare il trattamento con un trapianto di midollo osseo, può salire al 50-60%. Va inoltre ricordato che il dato sulla sopravvivenza nella leucemia mieloide cronica non tiene ancora conto dell’avvento dell’imatinib mesylate, che in Italia è disponibile dal 2001.

    SINDROMI MIELODISPLASTICHE
    Le sindromi mielodisplastiche (SMD), chiamate anche mielodisplasie, sono un gruppo molto eterogeneo di malattie che originano nel midollo osseo, a livello delle cellule staminali emopoietiche (ossia le cellule deputate alla produzione delle cellule del sangue). Nei pazienti affetti da queste patologie, le cellule del midollo osseo non riescono a concludere il loro normale processo di maturazione, e vanno incontro a morte precoce. Come diretta conseguenza, il numero dei globuli rossi e/o globuli bianchi, e/o piastrine risulta inadeguato. Inoltre, vi è un accumulo di cellule molto immature di tipo leucemico, chiamate blasti. Esistono molte e diverse forme di SMD, con un’estrema varietà di quadri clinici corrispondenti. Vi sono forme ad andamento cronico, per lo più di tipo indolente, che di norma si manifestano solo con una modesta anemia, e forme via via più severe, in cui l’anemia richiede un supporto trasfusionale. Nelle forme più gravi si può avere anche una alterazione che interessa i globuli bianchi e le piastrine; la diminuzione dei globuli bianchi normali può favorire l’insorgenza di processi infettivi, mentre un numero molto basso di piastrine può favorire il verificarsi di sanguinamenti e la formazione di petecchie ed ematomi cutanei. In alcuni casi, inoltre, i blasti leucemici midollari aumentano progressivamente di numero, con un’evoluzione che può portare fino allo sviluppo di vere e proprie leucemie acute.

    INCIDENZA
    Vista la estrema variabilità dei quadri clinici, l’incidenza delle SMD è difficile da valutare. Sono molto rare nei bambini e nei giovani, mentre aumentano in maniera considerevole dopo i 50-60 anni di età. Infatti, dopo i 60 anni di età, un uomo ogni 500 si ammala di sindrome mielodisplastica, Come per le altre patologie neoplastiche del midollo osseo e del sangue, le SMD sono più frequenti nei soggetti di sesso maschile.

    SINTOMI E SEGNI
    Il primo segno è il riscontro di uno stato di anemia ad un semplice esame del sangue. Qualora l’anemia sia di grado moderato o severo, può essere presente pallore cutaneo e possono essere avvertiti sintomi di debolezza, facile affaticabilità e mancanza di fiato dopo esercizi fisici anche di entità modesta, come il semplice salire una rampa di scale. Negli stati di malattia più avanzata e progressiva, oltre alle possibili infezioni ricorrenti e/o al facile sanguinamento, sono spesso presenti sintomi di malessere generale, perdita di appetito, e forte stanchezza.

    CAUSE E FATTORI DI RISCHIO
    Le cause delle SMD sono le stesse delle leucemie mieloidi acute. Esistono dei fattori di rischio ben conosciuti; fra essi vanno ricordati in particolare le radiazioni e alcuni chemioterapici utilizzati per la terapia dei linfomi, dei mielomi, e di tumori solidi come il tumore della mammella e il tumore dell’ovaio. Nell'ambito dei fattori ambientali, un ruolo importante hanno il benzene (sostanza contenuta nei derivati del petrolio), i pesticidi, e il fumo di sigaretta.

    DIAGNOSI
    La diagnosi delle SMD viene sospettata con un semplice esame emocromocitometrico, che evidenzia un’alterazione del numero e del tipo delle cellule del sangue. La conferma diagnostica richiede come per le leucemie l’esecuzione di un mieloaspirato e di una biopsia osteomidollare, che permettono una più precisa determinazione dello stato di gravità della malattia. Nelle SMD, infatti, uno dei segni a maggior significato prognostico è la presenza di particolari alterazioni cromosomiche nelle cellule staminali emopoietiche del midollo osseo.

    TRATTAMENTO
    Le SMD ad andamento cronico e non progressivo di norma non richiedono alcun trattamento, bensì la semplice osservazione nel tempo. Quando invece sono presenti caratteristiche cliniche e di laboratorio di maggior severità, sono utili i farmaci che stimolano il midollo osseo a produrre cellule normali, come l’eritropoietina, che stimola la produzione dei globuli rossi, e i fattori di crescita che stimolano la produzione di globuli bianchi. Nelle forme a rapida progressione, ove vi sia una percentuale elevata e crescente di blasti leucemici midollari, può essere necessario un trattamento simile a quello utilizzato nelle leucemie acute, basato sulla somministrazione di farmaci chemioterapici. In una variabile percentuale di pazienti di età inferiore ai 50-60 anni, con un rischio molto elevato di progressione in leucemia acuta, può trovare indicazione il trapianto allogenico di midollo osseo.
     
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