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Su un futuro di salute c’è da metterci la firma |
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Nei mesi scorsi, gli organi d’informazione hanno dato ampio risalto a “Il futuro che c’è – La nuova sfida contro i tumori del sangue”, la campagna di sensibilizzazione promossa dall’AIL sulle nuove prospettive di cura di leucemie, linfomi e mieloma.
Lo scopo dell’iniziativa era quello di invitare tutti a testimoniare la propria partecipazione all’impegno di medici e ricercatori, rivolto a migliorare la possibilità di diagnosi e di cura nei tumori del sangue e l’assistenza ai malati ematologici.
AIL ha chiesto di manifestare tale adesione non con offerte in denaro, bensì con un semplice gesto, immateriale, ma carico di significato simbolico: la firma di un Manifesto che indica i nuovi obiettivi della lotta contro i tumori del sangue.
Elenchiamo, per chi ancora non li conoscesse, i punti programmatici del Manifesto:
• mantenere sempre alto l’impegno contro i tumori del sangue, attraverso la mobilitazione di tutti; • richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’importanza di garantire l’accesso di tutti i pazienti alle terapie più efficaci e innovative; • rafforzare il messaggio di speranza e solidarietà alle persone colpite da queste malattie.
L’adesione all’iniziativa da parte di personaggi famosi, provenienti dai più diversi settori della società, è stata immediata. Fra gli intellettuali, spiccano i nomi di Furio Colombo e Francesco Alberoni. Dal mondo scientifico sono giunte le firme di Umberto Veronesi, Margherita Hack, Antonino Zichichi. Presenti in gran numero gli esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo, fra cui Virna Lisi, Monica Vitti, Maurizio Costanzo, Bruno Vespa, Pippo Baudo, Piero Angela, Fiorello, Luciano Pavarotti, Mario Monicelli, Gillo Pontecorvo. Né è mancata la firma di campioni dello sport quali Francesco Totti, Kristian Ghedina, Isolde Kostner, Giacinto Facchetti. Presente anche la politica, con esponenti rappresentativi di tutto l’arco costituzionale.
La raccolta di firme, iniziata a febbraio, è stata supportata da iniziative regionali promosse durante una serie di serate-evento nei teatri di nove città italiane.
La campagna si concluderà a fine anno e le firme verranno presentate al Presidente della Repubblica.
In conclusione, è importante sottolineare che la campagna – diffondendo la consapevolezza che i tumori del sangue oggi possono essere guaribili – non può essere tacciata di eccesso di ottimismo perché è un dato di fatto che rispetto a trent’anni fa la situazione è nettamente migliorata.
Se negli anni Settanta la leucemia era considerata un “male terribile” che non dava scampo, oggi non è più così: basti pensare che i bambini colpiti dalle forme acute del male hanno un tasso di guarigione dell’80%, risultato nemmeno lontanamente ipotizzabile anche solo fino a qualche anno fa. Le ragioni di questo “successo” sono da ricondurre agli enormi passi avanti compiuti dalla ricerca scientifica.
Oggi le possibilità di cura sono straordinariamente migliorate perché c’è la possibilità di ricorrere a trattamenti che possono o far guarire una grossa percentuale di malati o comunque garantire loro un’esistenza migliore, allungandone significativamente le prospettive di vita.
Questi risultati sono stati raggiunti grazie al fatto che alle cure tradizionali come la chemioterapia, la radioterapia e il trapianto di cellule staminali, si è affiancata una nuova generazione di farmaci.
I farmaci intelligenti
Questi farmaci sono definiti “intelligenti” per la loro “azione selettiva”, ossia per la capacità di colpire quasi esclusivamente le cellule tumorali, risparmiando quelle sane. Infatti, intervengono nelle alterazioni molecolari e genetiche che sono alla base della malattia oppure colpiscono bersagli presenti nelle cellule tumorali e non nelle cellule sane. Si pensi ai risultati raggiunti nella cura sia della leucemia promielocitica – la più inguaribile delle leucemie acute, oggi ad altissima percentuale di guarigioni – sia della leucemia mieloide cronica, dove si può ottenere in un’alta percentuale di pazienti la normalizzazione dei valori ematologici e la scomparsa dei sintomi della malattia.
I farmaci mirati
Lo stesso principio – di utilizzare cioè farmaci mirati di scarsa tossicità diretti solo contro le cellule neoplastiche – è stato realizzato con la sintesi di proteine dotate di attività anticorpale contro antigeni presenti nelle cellule tumorali. Gli anticorpi si fissano agli antigeni ed eliminano le cellule che li esprimono. Questi anticorpi si sono rivelati estremamente validi nella terapia della leucemia linfatica cronica e in altre neoplasie ematologiche, con aumento delle risposte terapeutiche e della possibilità di lunga sopravvivenza.
Le cellule staminali
Nuove prospettive anche per l’impiego di cellule staminali nelle neoplasie ematologiche. Oltre alle cellule staminali di un fratello compatibile, sono utilizzabili anche quelle dei donatori volontari e quelle del cordone ombelicale, in modo che circa il 40/50 % dei pazienti può essere sottoposto al trapianto allogenico. Inoltre, il limite al suo impiego legato alla tossicità è superato dal ricorso a trattamenti chemioterapici pretrapianto cosiddetti d’intensità ridotta, ossia di minore tossicità. La ricerca scientifica e farmaceutica non conosce soste e il futuro ci porterà sicuramente a nuovi, significativi traguardi. Intanto è di grande conforto, per chiunque si confronti con la malattia, constatare che la strada da percorrere è ancora lunga e accidentata ma, a differenza che in passato, non termina più in un vicolo cieco. book |
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